giovedì, 16 agosto 2007

 

Ore 3.27. Anche la Luna dorme. Buio pesto. Io rientro a casa dopo una festa. Tanto inizio a lavorare alle 16. La mia ragazza è in piedi, la faccia tumefatta coperta da chili di fard, vestita come se il suo stilista fosse Stevie Wonder. Il suo turno comincia alle 4 di mattina.
Insomma alle tre e mezza di mattina, Io rincaso, lei esce. Ci muoviamo controtempo, con il fuso di Sidney o Taiwan. La scelta è ampia.
Scene quotidiane di precarietà turnistica.

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lunedì, 13 agosto 2007

 

Ore 17.18. Interno giorno. Roma. Avvertenza: queste righe sono solo per i maggiorenni. Perchè, ci crediate o no, sto scrivendo nudo. Tranquilli. Ho chiuso le tapparelle. I fotografi non mi avranno mai. Soprattutto quelli di Superquark.
Fa caldo, è nuvoloso. E' il solito agosto con le mestruazioni. Ma non è questo il fatto. Il fatto è che sto facendo la vita dello sposato. A casa della mia signora. Prove generali? AHAHAHAHAHAHAH..( lei dorme, devo far piano..).
Però dopo quest'esperienza si parte con il libro: L'ARTE DEL COMPROMESSO ( mi sa che non è così nuovo come titolo...). Prendete la spesa. Tu fai una lista. Ma lei la traforma in una valanga. Che si ingrossa passo dopo passo.
 Sull'uscio siamo d'accordo: pasta, olio, frutta, zucchero e caffè.
Alla fine delle scale il primo segnale di cedimento: "Amore! per fortuna che mi son ricordataaaa (tono mellifluo) SCRIVI (tono da SS): prendere  fondamentali gomme alla papaya e mango. E soprattutto il bagnoschiuma al latte di zenzero per la mia pelle".
Vabbè, pensi, sono esigenze legittime. Arrivi sul limitare del post it che ti eri messo in tasca.
Prima di salire in macchina, altro colpo di scena.
"AMOREEEEE, MI SON RICORDATA ADESSO CHE NON C'E' PIU' mastro lindo alla fragola!"
A casa abbiamo quello al limone, all'aceto, ritardante per lui, stimolante per lei, all'albicocca, alla pesca, a lievitazione naturale, decaffeinato e persino quello edizione limitata con mastro lindo coi capelli. Ma necessitiamo assolutamente di quello alla fragola.
Aggiungo.
Arriviamo al supermercato. Prendo un cestino di quelli rossi, piccoli. Tanto, finiamo subito. "PRENDI IL CARRELLO, TESSSSSSOROOOO". Dice Lei, il mio Gollum, con la bava alla bocca e gli occhi fuori dalle orbite.
A quel punto siamo fatti. Il suo braccio diventa meccanico.
Il Pane?
"bisogna prenderne 4 chili, perchè che fai, non lo inviti qualche amico per una bruschettata?"
Amore sono tutti in vacanza tranne noi.
"Ecco appunto, quando tornano dobbiamo organizzare una festa".
Tesoro, tornano tutti a settembre,
"Meglio, così lievita al punto giusto"
Zuccherino, col pane a settembre ci facciamo i mattoni per casa
"Ecco, lo vedi, sei sempre il solito puntiglioso"

Mi decido. Compro una brandina. Dormiamo lì. 2 giorni dopo usciamo: 42 carrelli. 3 tir ad aspettarci. Il dirigente del supermercato che piange, si attacca alla sua gonna e la implora di tornare presto.
Io mi son stufato di scrivere.
Alla prossima

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lunedì, 16 ottobre 2006

Domenica 15 ottobre una puntata di "Report" ha parlato del problema Acqua. Il più intangibile, ma anche il più essenziale, proprio come l'H2O. Questo mio articolo è del 2003. L'ho aggiornato. Ma è sempre d'attualità.

L'acqua: una sorgente d'affari

La guerra è cominciata. nel nome della globalizzazione, in ogni angolo del mondo.
Le multinazionali hanno fiutato il business del nuovo secolo: le risorse idriche del mondo scarseggiano e sono mal distribuite. Quindi l'acqua sta diventando un bene prezioso.
Come il petrolio. E chi lo controllerà avrà potere e profitto. Parole d'oro per le multinazionali. Che non hanno perso tempo. E hanno sferrato il loro attacco. Scatenando una battaglia tra giganti, che calpestano, quasi fossero fastidiosi moscerini, diritti ed esseri umani.

La posta in gioco
Dal controllo sulle acque minerali alla battaglia per la gestione degli acquedotti, dalla costruzioni di dighe alla privatizzazione dei bacini idrici. Quella per l'acqua è una guerra discreta, che non si combatte con gli eserciti, che non si alimenta del fragore delle bombe, ma si decide nelle stanze silenziose di pochi grattacieli. Quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale), del WTO (OMC: Organizzazione Mondiale del Commercio), della Banca Mondiale e delle multinazionali.

La dichiarazione di guerra 
Lo scontro è aperto e la dichiarazione di guerra ha una data ed un luogo precisi: 2000, l'Aja, 17-22 marzo, data del 2° Forum mondiale sull'acqua. Voluto dal Consiglio mondiale sull'acqua, un organismo nato nel 1994 su iniziativa della banca mondiale, il Forum ha affrontato il problema delle risorse idriche, trovando una soluzione "globale". L'acqua cambia status: da diritto umano (svincolato dalle leggi di mercato) diventa un bisogno umano, che quindi può essere regolato dalle leggi della domanda e dell'offerta. Dal mercato. Quindi la parola d'ordine è privatizzare.
La dichiarazione di guerra.
I giganti che si contendono di privatizzare il nascente mercato dell'acqua sono soprattutto europei: le aziende francesi Vivendi e Suez-Lyonnais des Eux (ora Ondeo), la tedesca RWE. E poi i colossi Nestlé e Danone, l'americana Coca Cola. Ma anche l'italianissima ACEA concorre alla spartizione della torta: le bollette che pagavano i cittadini di Erevan, capitale dell'Armenia, finivano nelle casse del Comune di Roma, titolare del 51% delle azioni dell'ACEA, che gestiva l'acquedotto locale.

Le vittime senza colpe
Questa concorrenza spietata si sta sviluppando soprattutto nel sud del mondo, nei paesi dell'America Latina e dell'Africa, ma non solo.
Giacarta, Manila, Casablanca, Dakar, Nairobi, La Paz, Città del Messico e Buenos Aires, sono soltanto alcune delle città in cui l'acqua adesso è privatizzata. Ma non c'è da stupirsi: in Inghilterra, la privatizzazione dell'acqua è stata introdotta dal 1989 e le imprese Thames Water e Seven-Trent che la gestiscono, operano a livello internazionale da molto tempo. In Francia, dove la privatizzazione è vista come delega del servizio pubblico, si è avuto un aumento medio del prezzo dell'acqua del 50%, a Parigi in particolare del 54%. Con trovate anche bizzarre: l'estate scorsa nella capitale francese, la "cloud water", l'acqua delle nuvole veniva venduta a 35 franchi alla bottiglia.
Nel frattempo la Danone ha acquistato la gestione di tre sorgenti: una in Indonesia una in Cina e negli Stati Uniti. la Nestlè ha cominciato a commercializzare un'acqua "purificata" in Pakistan.

Supermercati, il campo di battaglia
Ma senza andare troppo lontano, basta guardare a casa nostra. Anzi, nei supermercati. Guardate quanto spazio occupano oggi le casse di acqua minerale. E pensate a quanto ne occupavano 10 anni fa. Pensate a quante marche sono nate. Cito a memoria: Rocchetta, Uliveto, Acqua Panna, Sangemini, Ferrarelle, San Benedetto, Vitasnella, Santa Croce. E ne dimentico tante. Fioriscono sempre di più negozi che ti fanno provare tanti tipi di acqua. Quella aromatizzata delle alpi, dal gusto extra-strong, proveniente direttamente dalle sorgenti più incontaminate.
Un ingorgo di acque. Uno scontro commerciale. Corrono tutti al capezzale dell'acqua, ora che si accorgono che sta finendo.

Il lato oscuro della globalizzazione
Questo tipo di sviluppo è sostenuto dagli organismi economici mondiali. In alcuni casi il Fondo Monetario internazionale e la Banca Mondiale hanno subordinato la concessione di prestiti a paesi poveri in cambio della gestione dei servizi idrici a società private estere. Casi del genere si sono avuti in Bolivia, a Cochabamba, a Manila nelle Filippine, in Cina. Sarebbe a dire: "noi vi diamo i soldi, ed in cambio ci prendiamo solamente la gestione, esclusiva, della risorsa più importante per vivere".
Qualcuno lo chiamerebbe ricatto. Ma è "solo" il lato più sporco della globalizzazione.
Anzi, per la precisione, di questa globalizzazione.

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domenica, 15 ottobre 2006

 

Fonzie era un meccanico. Ma lo è sempre stato, fino alla fine della serie Tv. Non faceva "fico" fare il call center, negli anni '50. Neanche quello sfigatissimo di Richicannigam lo avrebbe fatto.
Pensate che anche il professore stronzissimo&pelato di "Ritorno al Futuro" ( ma c'è connessione tra l'alopecia e il risentimento verso l'umanità?) adesso si sta godendo la sua pensione d'oro.

Sembra che persino Megaloman, dopo la sua effimera fama televisiva di 3 mesi( l'equivalente di un nostro contratto co.co.pro) sia riuscito a farsi dare dall'INPR (Istituto Nazionale Previdenza Robottoni) una pensione dignitosissima da 1.200 euro's al mese.

Ma allora noi? Noi che dobbiamo fare? Co.co.pro.stituirci al primo datore di lavoro che mi elemosina uno schifossimo stipendio ( ma da me la chiamano "mancia")  da 800 euro al mese?
E poi?
Buio in sala. Meglio rimanere anonimi, quando si parla di queste cose.

Dicheno ( vetusta espressione romanesca): Noi trentenni saremmo quelli che vogliono restare a casa da mammà a farci stirare le camicie e ingozzarci a sbafo?? MA VAFFANCULO.
Dammi uno stipendio vero, la certezza che se ti alzi col piede sbagliato non mi licenzi, che se ho 51° farheneit di febbre e non vengo a lavorare non mi licenzi, che se lavoro 8 ore non mi licenzi, che se provo a citare la parola "Sindacato" tu quando arrivo a "Sin.." non mi licenzi, che se tu mi frusti e io dico ahia, tu non mi licenzi....
E poi vediamo se rimango a casa di quella donna che, fatti salvi i 4 pasti al giorno e le camicie, è anche quella che mi chiama ancora "BAMBINO MIO", che mi dice di fare il bravo con le ragazze, che quando rientro alle 4,5,6 di mattina, silenzioso che al confronto Lupin sembra Fantozzi,  si alza magicamente di sentinella manco avesse un radar o degli infrarossi della Nasa piazzati per casa.

A chi non piacerebbe poter dire:
"Vado a vivere da solo. Grazie Mamma. Ma ormai sono un uomo .
....
Domenica a pranzo mi fai le tagliatelle?"

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